Cos’è e cosa non è l’ADHD

Il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD, acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders (DSM-III; DSM-IIIR; DSM-IV), da inattenzione e impulsività/iperattività.

Nello specifico, il DSM-IV distingue tre forme cliniche:

  1. Inattentiva: chi ha questa forma trova difficoltà a stare attento, seguire le istruzioni e le idee e mantenere degli incarichi. Questo perché si distrae facilmente e sembra disorganizzato, negligente e distratto. Ha anche molteplici punti di forza come la creatività, l’intelligenza, la capacità del problem solving. Solitamente la persona con deficit attentivo è determinata, anche se a volte può sembrare depressa o demotivata. Un’altra caratteristica di queste persone è quella di essere ansiosi, per questo fanno fatica a rilassarsi. I cambiamenti e l’esprimere i propri sentimenti sono motivi di paura.
  2. Iperattiva: due delle difficoltà principali che incontra il bambino con questo deficit sono ad esempio lo stare attento e il riposarsi. Il suo comportamento è impulsivo e per questo fa fatica a mantenere il proprio turno e ha bisogno di continue interruzioni, usa un linguaggio espressivo/colorito e ha un alta interazione con gli altri. Spesso è irascibile. I punti di forza sono la grande energia, desidera provare nuove cose, lavora sodo e persevera (non molla!). Spesso prova un senso di frustrazione e per questo diventa irritabile, fa fatica a collaborare con gli altri e ad imparare cose nuove. Può apparire depresso e demotivato.
  3. Combinata: questa forma coinvolge sia iperattività che attenzione.

Non è facile riconoscere l’ADHD in età prescolare (età 3-6 anni): molti bambini presentano una marcata iperattività, crisi di rabbia, un gioco prevalentemente motorio e litigiosità, ma la maggior parte di questi non svilupperanno un ADHD. È durante la scuola elementare (età 6-12 anni) che avviene più frequentemente la prima diagnosi, per una serie di sintomi che differenziano il bambino ADHD dai suoi coetanei. I sintomi devono essere almeno 8 tra questi e presentarsi da almeno 6 mesi, essi sono:

  • muove spesso le mani e piedi, o si agita sulla sedia;
  • difficoltà a rimanere seduto quando gli viene richiesto;
  • si distrae facilmente a causa di stimoli esterni;
  • ha difficoltà ad aspettare il suo turno nei giochi o nelle situazioni di gruppo;
  • spesso risponde a caso a domande che devono essere ancora completate;
  • ha difficoltà ad eseguire le istruzioni date;
  • passa spesso da un’attività non completata ad un’altra;
  • ha difficoltà a mantenere la concentrazione nei compiti o nel gioco;
  • ha difficoltà a giocare quietamente;
  • spesso chiacchiera troppo;
  • spesso interrompe e si comporta in modo invadente verso gli altri;
  • spesso sembra non ascoltare quanto gli viene detto
  • spesso perde gli oggetti;
  • spesso si impegna in attività pericolose senza considerare le conseguenze.

Nel caso di un mancato intervento adeguato, queste difficoltà continueranno a persistere e se ne aggiungeranno altre quali:

  • prestazioni scolastiche inferiori rispetto alle proprie potenzialità (“Potrebbe dare di più”);
  • attenuazione dell’iperattività motoria, sostituita da una maggiore inquietudine interna;
  • persistenza delle difficoltà attentive, di pianificazione e di organizzazione;
  • instabilità nelle relazioni sociali;
  • ricerca di sensazioni e condotte pericolose;
  • problemi emotivi e presenza di comorbidità come ansia, depressione, abuso di sostanze;
  • permanenza di impulsività, disadattamento sociale e difficoltà familiari.

Anche se l’ADHD è un disturbo neurobiologico, se sottovalutato, esso può portare con sé altri disturbi, come umore depresso, ansia, o abuso di sostanze. Pur avendo una intelligenza nella media o superiore (Barkley, 1994), gli studenti ADHD devono lottare riscontrano una serie di difficoltà che possono portarli ad essere demotivati nell’apprendimento.

Per questo si ritiene fondamentale un lavoro collaborativo tra  scuola – tutor – famiglia. Partendo dalla conoscenza delle difficoltà e delle capacità del bambino, si possono adottare alcuni accorgimenti e insegnargli delle strategie che lo aiuteranno a vivere in modo migliore il percorso scolastico e di conseguenza sentirsi più valorizzato.

  • Definire regole per abituarlo ad una maggiore organizzazione anche in ambito scolastico. Gli studenti affetti da ADHD molto spesso sanno “cosa fare”, ma non “come e quando”.
  • Dare un riscontro positivo quando il bambino riesce a fare qualcosa. Questo lo aiuta ad avere maggior autostima di sé e ad acquisire più sicurezza e consapevolezza.
  • Concordare pause durante i compiti e lo studio. È importante definirle prima sia riguardo i tempi, sia sul contenuto.
  • Non obbligarlo a stare fermo e accettare le distrazioni. A tutti capita di distrarsi, l’importante è saper riprendere la concentrazione e ritornare focalizzati sul lavoro che si stava svolgendo. Allenare la concentrazione quindi è un esercizio fondamentale!

 

Gli ADHD sono solo disobbedienti?

NO, il loro comportamento non è intenzionale e spesso cercano di fare del loro meglio per migliorarsi.

Si guarisce dall’ADHD?

NO, è una difficoltà che dura per tutta la vita. Come abbiamo visto però, con i giusti strumenti e le giuste strategie, si può imparare a gestire i comportamenti più impulsivi e convivere con questa difficoltà senza problemi

Chi ha questa difficoltà si sente spesso fuori luogo e il suo comportamento impulsivo è purtroppo causa di esclusione ed isolamento. Partendo da poche conoscenze teoriche, si può creare invece un ambiente educativo e di crescita sano, in cui il bambino è libero di esprimere sé stesso e sentirsi accettato veramente.

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